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Tassa marmi, a maggio in quindici davanti al gip

nero cavePresunti sconti sulla tassa marmi: il 14 maggio sindaco, assessori e rappresentanti delle associazioni di categoria saranno davanti al gip Antonia Aracri. Hanno rinunciato alla presentazione delle memorie quindi saranno ascoltati dal giudice che dovrà, subito dopo, decidere se mandarli o meno a processo.

Una data certa per quella che sarà sicuramente una svolta nell’altra inchiesta che ha scosso dalle fondamenta più che il mondo del lapideo quello delle istituzioni: a metà maggio si saprà infatti se il sindaco Angelo Zubbani, metà della giunta passata e buona parte di quella attuale, insieme a rappresentanti di Cna, Confesercenti, Api e Legacoop dovranno affrontare o meno il processo legato alla tassa sull’escavazione.

Dopo la rogatoria sui conti in Svizzera di 59 imprenditori e la proroga di sei mesi per l’indagine relativa al “nero” alle cave, anche l’indagine legata alla tassa marmi mette un punto fermo.

Gli indagati eccellenti. Per l’inchiesta sui presunti sconti sulla tassa marmi, che ha portato 25 milioni in meno nelle casse comunali, le richieste di rinvio a giudizio riguardano tutti coloro iscritti, già a suo tempo, dopo le prime fasi dell’inchiesta, nel registro degli indagati. Una quindicina di nomi eccellenti dal sindaco di Carrara, Angelo Zubbani a 5 assessori in carica (Andrea Vannucci, Giuseppina Andreazzoli, Giovanna Bernardini, Dante Benedini,Massimiliano Bernardi), tre ex assessori (Andrea Zanetti, Giovanni Nannini e Roberto Dell’Amico), due dirigenti comunali, Marco TonelliStefano Pennacchi, oltre ai 4 rappresentanti provinciali di Legacoop (Chiara Grassi), Confartigianato (Gianfranco Oligeri), Cna (Antonio Chiappini) eMassimo Maggiani (Api).

La Procura ha individuato, sia nel Comune che nelle associazioni di categoria che hanno sottoscritto gli accordi, “responsabilità penali in ordine al reato di abuso di ufficio (art. 323 del Codice penale)“.

L’ipotesi accusatoria. Sconti sulla tassa marmi, per favorire gli industriali, danneggiando le casse comunali, e, quindi, i cittadini stessi. È questa l’ipotesi accusatoria, pesante, dell’indagine della Procura: amministrazione e associazioni di categoria avrebbero “alleggerito” negli ultimi cinque anni la tassa marmi, portando meno introiti nelle casse municipali. Il capo di imputazione è abuso di ufficio per aver fatto pagare meno tasse (inferiori anche di un decimo) agli imprenditori che scavano il marmo sulla base di un accordo del 2009 e che la Procura di Massa ritiene in violazione della legge regionale del 1998 che prevede un contributo e un canone di concessione sulla base del valore di mercato dei beni estratti, blocchi e scaglie. Sottraendo, in sostanza, denaro da destinare a servizi per tutti i cittadini. E causando, dall’altra parte, un ingiusto vantaggio per gli imprenditori del settore.
In 15 davanti al gip. Sarà un’udienza davvero affollata quella in programma il prossimo 14 maggio davanti al giudice Antonia Aracri. Dovranno essere sentiti infatti tutti e i 15 per cui il procuratore capo Aldo Giubilaro ha firmato alcune settimane fa la richiesta di rinvio a giudizio.

I legali della difesa, che proprio in questi giorni sono stati visti più volte salire le scale di Palazzo civico, stanno studiando tutta la documentazione con cui si presenteranno nell’aula delle udienze preliminari. E tutti saranno sentiti sulla loro versione dei fatti per quel che riguarda i presunti sconti sulla tassa marmi.

Leggi l’articolo: Il Tirreno

 

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